Bugie di Stato. La cooperazione Italia-Israele continua, altro che sospensione
Meloni e Tajani smentiti da un documento interno della Direzione Nazionale Armamenti. Violazioni potenziali, omissioni parlamentari e corresponsabilità morali nel massacro del popolo palestinese.
1 luglio 2025. Mentre in TV si promette trasparenza, nei palazzi del potere si pianifica la continuità della cooperazione militare con Israele.
È questo il senso della comunicazione riservata inviata dalla Direzione Nazionale degli Armamenti (DNA) a tutte le aziende italiane del comparto difesa. Il documento – classificato come “urgente” – ha per oggetto:
“Israele – Richiesta aggiornamenti industriali”
E prosegue così:
“Lo Stato Maggiore della Difesa terrà un incontro con rappresentanti militari israeliani, al termine del quale è prevista anche la discussione di un piano di cooperazione bilaterale.”
Segue una richiesta dettagliata di tutti i rapporti in essere, passati e persino futuri con Israele: progetti, forniture, gare, trattative e procedimenti industriali, inclusi quelli senza ancora esito noto.
Un linguaggio che, al netto delle formule burocratiche, rivela l’intenzione chiara di costruire un dossier aggiornato per rilanciare, non interrompere, i legami con lo stato israeliano.
Meloni e Tajani hanno mentito. E lo hanno fatto in modo sistematico.
Dopo mesi di massacri a Gaza – con decine di migliaia di civili uccisi, bambini denutriti e convogli umanitari bombardati – la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno più volte dichiarato pubblicamente:
“L’Italia ha sospeso gli accordi militari con Israele.”
E ancora, a margine del Consiglio Affari Esteri dell’UE del 17 giugno 2025, Tajani ha affermato:
“Non c’è nessuna cooperazione militare in corso. L’Italia è per la pace.”
Parole che oggi, alla luce del documento ufficiale datato 1 luglio 2025, si rivelano false.
Omissioni e possibili violazioni di legge
Se l’Italia ha formalmente annunciato una sospensione degli accordi, ma nel frattempo prosegue con atti amministrativi e pianificazioni tecniche, siamo di fronte a un’ipotesi grave:
- violazione dell’art. 21 della legge 185/1990, che vieta l’esportazione di armamenti verso paesi impegnati in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;
- omissione di atti d’ufficio qualora il Parlamento non sia stato informato delle reali attività in corso;
- falsa rappresentazione all’opinione pubblica da parte delle massime autorità dello Stato.
Una responsabilità morale che nessuno può più negare
Ogni giorno che passa, l’alleanza militare tra Italia e Israele continua a produrre effetti concreti: droni, tecnologia, radar, componenti dual use.
Ogni silenzio istituzionale, ogni appoggio di comodo, ogni omissione di chi siede nei partiti della maggioranza – ma anche di chi resta dentro e tace – contribuisce alla macchina di morte che colpisce il popolo palestinese.
Chi oggi si schiera con questo governo, chi vota la Meloni, chi giustifica Tajani, non è più uno spettatore. È corresponsabile.
La verità è un dovere. Anche per chi ha paura.
L’Italia ha fatto finta di voltare le spalle a Israele, ma ha continuato a stringergli la mano sotto al tavolo.
Ora i cittadini devono sapere. E chi ha accettato il silenzio – dentro i partiti, nei media, nelle stanze del potere – deve risponderne.
FONTI DOCUMENTATE
- Documento della Direzione Nazionale Armamenti (Prot. ris. 1 luglio 2025) – oggetto: “Israele – Richiesta aggiornamenti industriali”
- Dichiarazioni pubbliche del Ministro Tajani (RaiNews, 17 giugno 2025)
- Dichiarazioni della Presidente Meloni (Camera dei Deputati, 28 maggio 2025)
- Legge 185/1990 – Norme sul controllo dell’esportazione di materiali di armamento
- Rapporti ONU e OCHA su Gaza (2024–2025): https://www.ochaopt.org
