La storia del progetto della stazione ferroviaria è semplice, non tecnica: si dice una cosa e poi il contrario
Il Comune di Civitavecchia, il 25 maggio 2023, risponde a RFI una cosa chiarissima: RFI aveva chiesto la conformità urbanistica del nuovo progetto ai sensi dell’articolo 25 della legge 210/1985 e dell’articolo 7 del DPR 380/2001, ma il Comune chiarisce che il nulla osta può valere solo per le parti che non toccano la Variante 31.
Tutto ciò che modifica l’assetto approvato nel 2004 è NON conforme. Cancellare l’edificio FM5 è in VARIANTE. (vedi immagine)
È scritto nero su bianco nell’istruttoria comunale.
Ed è logico: se la Regione ha approvato un piano con edifici, destinazioni, volumi e funzioni, non puoi cancellare o cambiare parti intere senza una nuova variante.
Il nuovo progetto RFI fa l’esatto contrario
Elimina il fabbricato FM5: un edificio da circa 15.000 mc, parte integrante della nuova stazione prevista dalla Variante 31. (in rosso tratteggiato nella figura qui sotto)
Mantiene un magazzino che invece, secondo il piano approvato, doveva essere demolito. (in blu tratteggiato nella figura qui sotto)
Modifica funzioni, spazi, percorsi e assetti.
È ovvio: questa NON è una modifica marginale.
È una modifica sostanziale, che chiunque può capire.
Ma nel 2025 compare un parere tecnico che ribalta tutto
Ed è qui che entra il nodo politico-amministrativo.
Chi ha la competenza sugli Accordi di Programma?
Il responsabile è l’architetto Massimiliano Marcelli, dirigente dell’ufficio Opere Strategiche e competente proprio in materia di Accordi di Programma, varianti al PRG e grandi trasformazioni urbane.
È lui il referente tecnico naturale.
Ma il parere determinante NON porta la sua firma
Il parere che viene portato al Collegio di Vigilanza del 26 maggio 2025 è firmato invece da un’altra figura: l’architetto Claudio Giustini, introdotto nel Collegio di Vigilanza, solo poche settimane prima, con decreto sindacale del 6 maggio.
Come risulta dagli atti:
Giustini prepara la relazione tecnica.
La relazione viene trasmessa al Collegio dal dirigente Urbanistica, Marrani.
Nel verbale del Collegio, Giustini compare come “consulente del Comune”.
Ed è questa relazione, non quella della struttura competente sugli Accordi di Programma, a sostenere la tesi della “non sostanzialità”.
Il Collegio di Vigilanza dice che cancellare 15.000 mc non è sostanziale
Nel verbale del Collegio di Vigilanza (Prot. 50846 del 10 giugno 2025) si legge che “le modifiche proposte da RFI (…) abbiano carattere di variante non sostanziale rispetto all’originario Accordo di Programma”.
Ma quella affermazione non è accompagnata da alcuna motivazione tecnica: nessun confronto tra i volumi previsti e quelli del nuovo progetto, nessuna verifica sul destino degli edifici approvati dalla Variante 31 (a partire dal fabbricato FM5), nessuna analisi delle dotazioni di servizi, degli standard urbanistici o delle tavole normative del 2004.
Semplicemente, il Collegio conclude che non si tratta di una variante sostanziale.
E lo fa senza spiegare come possa esserlo la cancellazione completa di FM5, un edificio voluminoso e centrale nell’assetto della nuova stazione.
È una conclusione che si scontra con gli atti, con il piano vigente, con le tavole approvate e perfino con la logica.
Perché davvero: chi può credere che eliminare un fabbricato fondamentale come FM5 – esplicitamente disegnato, previsto e dimensionato nella Variante 31 – sia “non sostanziale”?
Raccontiamola così, senza paura:
a qualcuno conviene chiamare “non sostanziale” ciò che invece è sostanziale.
Ma i documenti raccontano un’altra storia.
La storia che ora conosciamo tutti.
Sullo sfondo: incarichi, revoche e ritorni
Questa parte non cambia la valutazione tecnica, ma aiuta a capire il contesto.
Nei mesi successivi alla decisione del Collegio:
Giustini riceve un incarico dal Comune da 58.560 euro.
Questo incarico viene revocato per irregolarità fiscale accertata.
Poi gli viene affidato un nuovo incarico, molto più consistente, da 149.718,40 euro.
Nel frattempo:
- è stato nominato nel Collegio;
- ha firmato la relazione tecnica determinante;
- ha partecipato alla seduta in cui si dice che la variante non è sostanziale.
La domanda che ogni cittadino dovrebbe farsi
È semplice:
Come può essere “non sostanziale” una variante che cancella un edificio da 15.000 metri cubi?
E ancora:
Perché il parere decisivo non porta la firma del dirigente responsabile degli Accordi di Programma?
Perché il tecnico che firma la relazione entra nel Collegio soltanto venti giorni prima (il 6 maggio)?
Perché, mentre il Collegio si esprime il 26 maggio 2025 sulla “variante non sostanziale”, la figura tecnica che firma la relazione entra nel Collegio soltanto venti giorni prima (il 6 maggio), e nei mesi successivi riceve un incarico dal Comune, lo perde per irregolarità fiscale accertata, e poi ne ottiene un altro — molto più consistente — da 149.718,40 euro a fine ottobre?
Perché, mentre cambia completamente la lettura tecnica del progetto, si riposizionano ruoli, uffici, competenze?
Non c’è bisogno di essere urbanisti per capirlo:
Se un Comune dice nel 2023 che un intervento non è conforme alla Variante 31, non può dire nel 2025 che cancellarne un pezzo enorme è “non sostanziale”.
Le carte – tutte, ufficiali – raccontano questa storia.
Il resto mostra un modo di amministrare che solleva interrogativi profondi e legittimi.



