C’è una cosa che il Comune di Civitavecchia proprio non vuole dire: chi comanda davvero dentro il fondo “Civitavecchia in Progress”.
E non perché i nomi siano irrilevanti.
Al contrario: sono tutto.
Il fondo è interamente pubblico, composto da beni pubblici, alimentato da scelte pubbliche.
Eppure si regge su tre figure interne di cui la città non conosce nemmeno l’esistenza.
Tre incarichi, tre nomine, tre responsabilità.
Zero trasparenza.
La SGR gestisce, muove, compra, vende.
Fin qui nulla di strano: fa il suo mestiere.
Ma appena si sale di un gradino nella governance, ci si schianta contro un muro di gomma.
Il Comitato Consultivo?
Ha due persone. Entrambe riconducibili al Comune.
Chi sono? Boh.
L’Assemblea dei Partecipanti?
È il Comune stesso.
E il Presidente?
Mistero.
Il Rappresentante Comune, la figura che dovrebbe garantire il collegamento tra proprietà pubblica e gestione privata?
Invisibile.
Non esiste un elenco.
Non esiste una pubblicazione.
Nessun documento è disponibile in modo immediato e consultabile.
Non c’è una data di nomina.
Non c’è una scadenza.
Non c’è un rinnovo.
Un fondo totalmente pubblico che opera con la segretezza della Central Intelligence Agency.
E allora basta ipocrisie.
La governance non è complicata, il regolamento è limpido, il meccanismo è elementare: tutto dipende dal Comune.
E il Comune ha scelto di non rivelare chi esercita il potere effettivo dentro il fondo.
Il risultato è ridicolo e grave allo stesso tempo:
una città che non sa chi rappresenta i suoi beni, chi affianca la SGR nelle scelte, chi presiede l’Assemblea che dovrebbe tutelare l’interesse pubblico.
Ci sono tre persone che contano.
Tre persone che decidono.
Tre persone che rappresentano tutti.
La città non conosce nessuna di loro.
Questa non è trasparenza mancata.
È trasparenza eliminata.
E allora la domanda finale non è un dubbio.
È un atto d’accusa:
perché, se tutto è pubblico, i nomi non lo sono?
