La sceneggiatura degli ultimi eventi tra USA, Russia, Unione Europea e Ucraina sembra scritta dai fratelli Coen.
Ai due geniali cineasti americani piace giocare con situazioni paradossali, imprimendo nella memoria degli spettatori scene che vi rimangono tatuate in eterno, come nella scena del tritacarne di “Fargo” o nel dialogo tra Javier Bardem e Woody Harrelson in “Non è un paese per vecchi”. Scene pensate con genio, che parlano all’istinto più che alla ragione, e così superano ogni barriera linguistica e rapiscono l’attenzione di chi osserva, lanciando messaggi subliminali ed inarrestabili.
Trump, che potrebbe benissimo essere un personaggio partorito dalla fantasia dei fratelli Coen, forse inconsapevolmente sembra ispirarsi alla loro estetica cinematografica quando concepisce due sequenze memorabili:
Scena 1: “I Bastardi”– Vladimir Putin sbarca dal suo Ilyushin nella base statunitense di Anchorage in Alaska. Tappeto rosso chilometrico, picchetto d’onore, applauso plateale del presidente USA mentre l’improbabile capigliatura arancione del tycoon è scompigliata dal vento. I due montano insieme sulla vettura presidenziale statunitense, the Beast, lasciando Putin completamente solo ed in balìa della security americana, in barba a qualunque protocollo di sicurezza. I rispettivi capo-scorta si stringono amichevolmente la mano. I due imperatori rimangono soli, seduti uno accanto all’altro sul sedile posteriore del SUV, a porte chiuse, come due vecchi amici all’uscita dal terminal arrivi di un qualunque aeroporto. L’auto presidenziale di Trump si avvia placidamente verso la sede del meeting.
Scena 2 “I senza gloria” – La scrivania dello Studio Ovale alla Casa Bianca. Trump di schiena, da solo dietro la scrivania. Di fronte a lui, come studenti dinanzi al Preside, il premier ucraino Zelensky (costretto a rompere il proprio personalissimo dress code paramilitare e ad indossare una giacca dal taglio spartano), il Presidente della Commissione Europea Ursula Gertrud Albrecht, coniugata von der Leyen, insieme ai Primi Ministri di UK, Germania, Francia, Italia ed al segretario della NATO. Qualcuno a braccia conserte, qualcun altro sguaiatamente sprofondato nella poltrona. Trump arringa. Il Vecchio Continente riceve udienza.
Linguaggio corporeo.
La chiarezza nitida del non detto.
La memoria fotografica che registra e condiziona il pensiero.
Così i rappresentanti di Unione Europea, NATO ed Ucraina non vengono accolti in aeroporto ma direttamente nell’ufficio del boss, dove trovano posto sulla stessa panca, posizionati alla pari tra coloro che ricevono istruzioni, non partecipando al tavolo delle strategie.
L’Imperatore russo invece giunge con tono trionfale, atteso da Trump in piedi e plaudente, quindi siede accanto all’Imperatore a stelle e strisce, ne condivide il cocchio imperiale, in una nitida immagine di parità tra potenze.
Bravissimi, i fratelli Coen.
Peccato che questa sceneggiatura non sia casuale nè il capriccio di un potente o la geniale trovata di un regista: in un mondo in cui il Protocollo normalmente stabilisce chi siede accanto a chi e chi siede prima di chi, si è capitolato alla plateale evidenza della subalternità. La Forma descrive la Sostanza e l’Europa, che voleva impedire la resa dell’Ucraina, si trova a firmare in diretta la resa del Vecchio Continente, sconfitto in una guerra non dichiarata per mera mancanza di spirito critico.
“Passa il Piano Meloni”, ci racconteranno quelli che descrivevano l’esercito ucraino sul punto di entrare a Mosca. Servi dei servi dei servi o forse semplicemente furbetti, che mentre il Generale Castellano arriva a Cassibile si affannano ad incassare le ultime prebende dal governo fascista.
L’Europa che vuole fortemente la guerra. l’ha già persa e non lo sa. O forse vorrebbe semplicemente non ammettere di essersi fatta mettere nel sacco.
Evviva il cinema dei fratelli Coen.
Evviva la tragicommedia di un continente senza Politica.
The End.


