Nel bilancio 2026–2028 del Comune di Civitavecchia ritorna un protagonista inatteso: il Fondo Immobiliare “Civitavecchia in progress”. I documenti ufficiali gli attribuiscono un ruolo centrale per mantenere in equilibrio la parte corrente dei conti pubblici.
Ma la lettura completa degli atti rivela una storia diversa da quella raccontata nelle dichiarazioni ufficiali e ripresa, senza approfondimenti, da parte della stampa locale.
Il Messaggero: “Teniamo i conti in ordine”. Ma gli atti raccontano altro.
L’apertura del quotidiano è rassicurante:
“Bilancio, il Pincio a lavoro: Teniamo i conti in ordine in attesa del Phase out”.
Un titolo che suggerisce stabilità, visione e contabilità solida.
Ma nei documenti allegati al bilancio — Nota Integrativa e NaDUP — la tenuta dei conti dipende da una voce ben specifica:
2 milioni di euro l’anno provenienti dal Fondo Immobiliare, per un totale di 6 milioni nel triennio.
Risorse presentate come certe e disponibili.
E utilizzate per compensare il venir meno del contributo annuale di ENEL TVN.
La contraddizione: quei soldi non sono disponibili
È la NaDUP a smentire l’impostazione del bilancio.
A pagina 176 è scritto con chiarezza:
“I restanti 6.000.000 di euro di canoni pluriennali saranno erogati a seguito del perfezionamento del progetto di valorizzazione dell’Area Ex Italcementi.”
Significa che i soldi inseriti oggi come entrata certa, in realtà, non possono essere incassati finché non verrà approvata la variante urbanistica Italcementi.
Una condizione futura e incerta.
Eppure, la parte corrente del bilancio è costruita dando per acquisita un’entrata che acquisita non è.
La parte che nessuno dice: quei 6 milioni erano già dovuti per Fiumaretta
C’è un ulteriore passaggio, assente tanto nella comunicazione istituzionale quanto negli articoli di stampa.
Secondo la Convenzione Urbanistica Fiumaretta (Rep. 2189/2019) i canoni dovuti dal Fondo erano già definiti:
-
12 milioni totali,
-
6 versati,
-
6 ancora da versare al Comune,
-
senza alcuna condizione legata ad altri interventi o varianti urbanistiche.
Si trattava di soldi esigibili, previsti dal contratto e dovuti per la trasformazione dell’area di Fiumaretta.
Tuttavia, nelle carte del 2024–2025 compare un elemento nuovo:
i 6 milioni non sono più un obbligo autonomo, ma diventano una sorta di “premio” subordinato alla valorizzazione dell’area Ex Italcementi.
Una condizione mai prevista nel 2019, introdotta successivamente e non esplicitata nella discussione pubblica.
Un obbligo eliminato, una condizione creata
Di fatto, l’amministrazione:
-
ha rimosso l’obbligo originario del Fondo di versare i 6 milioni,
-
ha introdotto una condizione aggiuntiva,
-
ha legato un pagamento già dovuto all’approvazione della variante Italcementi,
-
e ha comunque inserito quei soldi nel bilancio come se fossero certi.
Risultato: risorse che il Comune avrebbe potuto — e dovuto — incassare già da tempo diventano entrate future, condizionate e non garantite.
La costruzione del bilancio su entrate non garantite
Nella Nota Integrativa (pag. 37) i 2 milioni del Fondo sono utilizzati per compensare la minore entrata strutturale causata dalla chiusura della centrale ENEL TVN.
Si tratta di coperture per la spesa corrente: non investimenti, non servizi, non opere.
In pratica:
-
i conti vengono “tenuti in ordine” grazie a risorse non disponibili,
-
quelle stesse risorse derivano da obblighi che il Fondo avrebbe già dovuto onorare,
-
e il tutto avviene senza che questa trasformazione venga spiegata ai cittadini.
Conclusione: un equilibrio apparente
Il quadro che emerge dagli atti è chiaro:
-
il bilancio si regge su entrate future e condizionate,
-
obblighi certi (i 6 milioni di Fiumaretta) sono stati trasformati in promesse subordinate a un’altra operazione urbanistica,
-
e la comunicazione istituzionale propone un’immagine di ordine che non trova riscontro nei numeri.
Non si tratta di dettagli tecnici, ma della struttura stessa del bilancio comunale.
Una struttura che, senza i 6 milioni del Fondo — soldi né incassati né incassabili — non starebbe in piedi.
Gli atti parlano chiaro, i soldi del Fondo Immobiliare servono per tappare i buchi di bilancio e non per le nuove opere e i nuovi servizi ai cittadini.
Anche quando i titoli raccontano un’altra storia.
