C’è un momento preciso in cui il Movimento Cinque Stelle di Civitavecchia ha smesso di essere un’alternativa ed è diventato stampella del sistema.
È il 18 giugno 2024, quando Enzo D’Antò dichiara pubblicamente il sostegno a Marco Piendibene, trascinando il M5S sotto le ali del Partito Democratico dopo aver perso le elezioni.
Un passaggio politico gravissimo.
Prima delle urne, il M5S aveva rigettato ogni proposta di alleanza con il PD.
Dopo la sconfitta, improvvisamente, quell’alleanza diventa “naturale”, “convinta”, “necessaria”.
Non è evoluzione politica.
È utilitarismo puro.
Non è responsabilità.
È adattamento al potere.
Da quel momento nasce un’alleanza indigesta, priva di visione, che appare fondata sulla sopravvivenza politica dei d’antoniani del m5s, che avevano appena fallito davanti agli elettori.
E oggi ne vediamo gli effetti concreti:
– Atti urbanistici contrari all’interesse pubblico
– Spinta sistematica verso la rendita fondiaria
– Sacrificio dell’edilizia popolare
– Cancellazione di fatto del diritto alla casa
– Centralità assoluta di operazioni immobiliari per pochi
Mentre famiglie in graduatoria restano senza risposte, si progettano edifici per ricchi.
Mentre l’emergenza abitativa cresce, si sceglie la massima speculazione dei terreni.
Mentre si parla di “inclusione”, si costruisce esclusione.
Questa alleanza non è un errore.
È una scelta.
Ed è una scelta che deve avere una sola conclusione politica:
Deve finire.
Deve finire senza ambiguità.
Deve finire senza riedizioni cosmetiche.
Deve finire senza nuovi contenitori elettorali.
Perché un’alleanza che tradisce i principi fondativi del M5S, e rafforza i peggiori istinti del PD, non è una coalizione:
è una mutazione genetica del sistema.
E il sistema, quando si smaschera, va combattuto.
Non accompagnato.
YOUR TIME IS UP.
