A Civitavecchia sta accadendo una cosa molto semplice, anche se viene mascherata da atti amministrativi.
Un’area nata come Piano di Zona – quindi pensata per case popolari, edilizia agevolata e abitazioni a prezzi calmierati – viene trasformata in edilizia privata di mercato.
Per chi non è del settore: un Piano di Zona serve a costruire case accessibili, sottraendo terreno alla rendita e governando il costo della casa.
Qui invece si fa l’operazione opposta: si eliminano i vincoli sociali e si libera il valore fondiario.
Perché?
Perché tutto confluisce nel Fondo Immobiliare.
Il passaggio da edilizia pubblica a privata gonfia la valutazione delle aree da apportare al Fondo.
Più è “privata”, più vale.
Più vale, più il Fondo cresce.
E in questo meccanismo:
– ASP Finance incassa migliaia di euro in più grazie all’aumento di valore degli asset
– il Comune ottiene risorse immediate da usare non per politiche abitative, ma per tappare i buchi di bilancio
– i cittadini che avrebbero bisogno di alloggi a prezzi favorevoli restano fuori
Non è valorizzazione.
È finanza immobiliare applicata all’urbanistica.
PD, M5S e AVS lo sanno benissimo.
Sanno che un Piano di Zona non è edilizia libera.
Sanno che togliere la destinazione pubblica significa cancellare case accessibili.
Eppure vanno avanti, perché il Fondo ha bisogno del privato per crescere di valore.
Così la casa smette di essere un diritto e diventa una voce di bilancio.
La città smette di essere governata e diventa un portafoglio.
E mentre si parla di “valorizzazione”, nessuno parla di emergenza abitativa.
Perché riconoscerla significherebbe ammettere che si stanno facendo cassa sulla pelle di chi una casa non se la può permettere.
Questa è la scelta politica.
Tutto il resto è narrazione.
