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Ex Italcementi: il vero affare è dei fondi, non della città
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Ex Italcementi: il vero affare è dei fondi, non della città

1 Agosto 2025 Andrea Palmieri TerzaStrada 0 comments

Fondi immobiliari: il nuovo padrone silenzioso delle città

di Andrea Palmieri

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di fondi immobiliari, diventati i veri protagonisti silenziosi della trasformazione urbana.

Le amministrazioni comunali, spesso in difficoltà economica, hanno trovato in questi strumenti un modo rapido per rivalutare immobili e aree dismesse, senza dover affrontare direttamente la complessità di investimenti pubblici e piani strategici a lungo termine.

Si tratta, in sostanza, di fondi di rivalutazione patrimoniale:

  • acquistano o ricevono in gestione immobili pubblici o privati,
  • li trasformano in strutture ricettive, uffici, spazi commerciali,
  • e li rivendono o li affittano traendo profitto dalla rendita immobiliare.

Il problema nasce quando le città, invece di guidare questo processo, lo subiscono.

I fondi hanno logiche finanziarie, non sociali: il loro obiettivo è valorizzare al massimo il mattone, non rigenerare i quartieri o sostenere il commercio di prossimità.

E così interi pezzi di città finiscono in mani esterne, con ricadute minime sulla vita quotidiana dei residenti.

Civitavecchia e i primi esperimenti di speculazione

A Civitavecchia abbiamo già visto un tentativo concreto di valorizzazione immobiliare attraverso fondi e progetti privati: l’area di Fiumaretta, l’ex centrale a carbone dismessa.

L’idea, all’epoca, era quella di trasformare la zona in un centro commerciale di lusso, con negozi di grandi marchi e spazi di intrattenimento.

Ricordate questa parola: lusso.

Tornerà spesso nelle strategie di sviluppo che ci vengono proposte.

Il progetto, però, non vide mai la luce.

Il motivo? Oltre alla complessità urbanistica, il sottosuolo risultò pesantemente inquinato.

Le bonifiche necessarie per rendere l’area sicura non erano economicamente sostenibili per chi puntava a un ritorno rapido sull’investimento.

Questo episodio dimostra un punto chiave:

i fondi immobiliari e le grandi speculazioni private funzionano solo quando c’è profitto immediato, mentre tutto ciò che richiede una visione lunga e responsabilità ambientale viene scartato.

E così le aree restano ferme, abbandonate, in attesa di investitori che spesso non arrivano mai.

Ex Italcementi: la nuova partita

Oggi, a distanza di anni, assistiamo a un nuovo capitolo della stessa storia.

I fondi immobiliari hanno puntato l’attenzione su un’altra area strategica: l’ex Italcementi.

Lo schema è chiaro:

  • il Comune acquista l’area con fondi del Ministero,
  • ma con un vincolo preciso: costruire una nuova strada che colleghi l’autostrada direttamente al porto.

Sulla carta sembra logico, ma la realtà è diversa.

Quella connessione esiste già, attraverso la superstrada, che consente ai mezzi di arrivare al porto senza attraversare la città.

La nuova strada appare come un doppione, utile più a giustificare l’operazione immobiliare che a risolvere reali esigenze di viabilità.

480.000 metri cubi di lusso

Arriva quindi il grande progetto.

Al centro della città, sull’area ex Italcementi, sorgerà un nuovo quartiere.

I 300.000 metri cubi iniziali diventano 480.000, e ritorna prepotente la parola lusso.

Secondo un non meglio precisato studio, sarebbero stati gli armatori a suggerire l’orientamento del progetto:

“Civitavecchia ha bisogno di due alberghi di lusso.”

E così, dopo aver accolto le richieste dei fondi immobiliari, la politica locale si allinea anche ai desideri degli armatori.

Gli stessi che, nel frattempo, guardano con sempre maggiore interesse al porto di Fiumicino.

In altre parole: la città si svende, nella speranza di compiacere poteri esterni, senza costruire alcun reale vantaggio per i cittadini e per il commercio locale.

Perché il lusso conviene solo a chi costruisce?

Investire sul lusso significa puntare tutto su un’operazione immobiliare.

Non serve alle famiglie, non serve al turismo di crociera, che avrebbe bisogno di ostelli e alberghi a tre stelle.

Serve solo ad aumentare il valore di mercato degli appartamenti in vendita.

Facciamo due conti:

  • Vendere a 1.500 € al mq genera un certo margine.
  • Vendere a 3.000 € al mq, grazie al marchio del lusso, raddoppia i profitti.

Ora moltiplicate questa differenza per 480.000 metri cubi di cemento.

  • Scenario popolare / standard → 1.500 €/m²
    144.000 m² × 1.500 € = 216.000.000 €
  • Scenario lusso → 3.000 €/m²
    144.000 m² × 3.000 € = 432.000.000 €

Ecco perché il lusso diventa la parola magica: non serve alla città, serve ai bilanci dei fondi e dei costruttori.

Conclusione

Chi oggi esulta per un progetto che non offre alcun vantaggio reale alla città sta ignorando le conseguenze di queste scelte.

Il rischio è quello di trasformare Civitavecchia in un territorio svuotato di vita vera, consegnato a logiche finanziarie che guardano solo al mattone e mai alle persone.

Post scriptum

C’è un ultimo aspetto da non sottovalutare: i prezzi delle case a Civitavecchia sono già molto alti rispetto al potere d’acquisto medio.

Un’operazione di 480.000 metri cubi di edilizia di lusso non farebbe altro che drogare ulteriormente il mercato immobiliare, rendendo ancora più difficile per i residenti, giovani coppie e famiglie, acquistare o affittare casa in città.

In altre parole, la città non solo non riceverebbe vantaggi reali, ma subirebbe un doppio danno:

  1. Speculazione finanziaria a vantaggio dei fondi e degli investitori esterni.
  2. Esclusione sociale di chi a Civitavecchia ci vive e lavora, spinto sempre più fuori dal centro urbano.
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Andrea Palmieri

Co-fondatore TerzaStrada Co-fondatore m5s Civitavecchia No-coke

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