CIVITAVECCHIA – L’8 agosto 2025, quando buona parte dei cittadini è in ferie e gli uffici lavorano a ranghi ridotti, la Giunta comunale guidata da Piendibene si prepara ad approvare la Proposta di Delibera n. 104/2025, che segna l’adozione del Progetto di Valorizzazione di Interesse Pubblico “Civitas Futura – Recupero area ex Italcementi“, ai sensi dell’art. 58 del D.L. 112/2008.
Una mossa formale che, per legge, dà avvio alla fase delle osservazioni da parte della cittadinanza. Ma chi potrà davvero partecipare e vigilare, se la pubblicazione è avvenuta in pieno agosto, con un sito comunale che, finora, ha reso disponibile solo il titolo senza allegati, senza nessun tipo di sintesi comprensibile?
Nessun incontro pubblico, nessun confronto aperto con la cittadinanza, a differenza di quanto avvenuto per il progetto dei Sensi, Progetto per le Terme, promosso da un soggetto privato. Nonostante l’intero fondo “Civitavecchia in Progress” sia oggi posseduto al 100% dal Comune — senza un solo euro sottoscritto da parte di investitori privati — l’Amministrazione continua a operare in totale opacità, evitando ogni discussione trasparente sulle scelte strategiche che riguardano il futuro urbanistico ed economico della città.
Un fondo pubblico che costa (eccome), perchè senza investitori privati
Il fondo immobiliare chiuso “Civitavecchia in Progress”, gestito dalla SGR Namira, è interamente costituito da beni pubblici conferiti dal Comune: edifici, aree strategiche, spazi urbani. Nessuna liquidità in entrata da parte di soggetti privati, eppure le spese scorrono da quasi un decennio.
Come funziona il meccanismo? I beni comunali conferiti diventano garanzia per ottenere prestiti, attraverso i quali la SGR ottiene liquidità da usare per pagare commissioni di gestione, consulenze tecniche, analisi di mercato, oneri finanziari e costi operativi. Insomma, per mantenere in piedi la struttura.
È il valore del patrimonio pubblico a generare cassa, non un apporto di un privato esterno.
E quando finalmente un bene è venduto — supponiamo per 24 milioni — prima si rimborsano i debiti contratti (compresi gli interessi), e solo sul residuo netto (quello che resta) si applica la convenzione di ripartizione, ad esempio 50% al Comune, 50% alla SGR.
E allora chi paga il costo del prestito?
La risposta è semplice: lo pagano i cittadini, indirettamente.
Perché è il fondo — costituito al 100% da beni pubblici — a farsi carico del costo del denaro preso a prestito. Non la SGR. Non l’Advisor. Ma il patrimonio comunale.
Chiariamo: la SGR incassa le commissioni di gestione (una percentuale sul valore del patrimonio) anche senza che vi sia stato alcun ritorno economico per il Comune. Le success fee (premi aggiuntivi legati ai risultati) saranno eventualmente un altro capitolo, ma intanto le spese correnti si pagano subito, grazie agli immobili pubblici messi a garanzia.
Tutto questo, si badi, sino a quando non si è venduto ancora nulla, senza incassi e senza partner privati. Il Comune — formalmente — non tira fuori soldi, ma impegna beni reali e permette che i proventi vadano a coprire spese e commissioni private. Dire quindi che l’Advisor “non costa nulla al Comune” è una mezza verità: non c’è esborso diretto, ma la macchina si finanzia sui beni comunali, ovvero sul patrimonio di tutti.
Uno studio di fattibilità economica fantasma
A peggiorare il quadro c’è l’assenza — ad oggi — di un vero e proprio Studio di Fattibilità Tecnico-Economica pubblicato o almeno facilmente rintracciabile tra gli allegati all’albo pretorio. Un documento che dovrebbe presentare scenari, rischi, ritorni attesi, sostenibilità economico-finanziaria in una visione di insieme per i beni che si vogliono valorizzare. Non stiamo parlando delle chiacchere di un PSSE (Piano Sviluppo Socio Economico di Civitavecchia).
Senza questo strumento chiave, non è chiaro su quali basi l’Amministrazione abbia deciso di avviare il progetto di valorizzazione dell’area ex Italcementi e con quali garanzie per la collettività. Il piano economico-finanziario del fondo, che per legge deve essere aggiornato periodicamente, non è stato comunicato o condiviso.
Nessuna partecipazione. Nessuna trasparenza.
Non si può non sottolineare l’incredibile silenzio della Giunta e della maggioranza, che non hanno ritenuto opportuno convocare un’assemblea pubblica, né presentare in modo chiaro e accessibile alla città un progetto che riguarda un’area strategica e simbolica come l’ex Italcementi.
L’unico “dialogo” avverrà formalmente attraverso la fase di osservazioni, ma in pieno agosto, con cittadini in vacanza e con un progetto praticamente sconosciuto nei contenuti e nei numeri.
Questa non è partecipazione, è ratifica silenziosa, è mancanza di rispetto per il ruolo dei cittadini. È una strategia che sembra disegnata per evitare fastidi, per gestire in autonomia una partita economica e urbanistica enorme.
Conclusione
“Civitas Futura” sembra già oggi un paradosso: un progetto per il futuro della città costruito senza i cittadini, e finanziato sul patrimonio pubblico, con meccanismi opachi e costi impliciti che ricadono sul Comune stesso, senza alcuna vera discussione pubblica.
È tempo che la città chieda trasparenza, chiarezza e soprattutto pretenda partecipazione reale, prima che il “futuro” venga consegnato, pezzo dopo pezzo, a dinamiche che la comunità non ha scelto e di cui conosce poco o nulla.
