Non un vertice sull’Ucraina, ma una spartizione del mondo. Con l’Europa fuori dalla stanza.
Ad Anchorage, Alaska, Donald Trump e Vladimir Putin si sono stretti la mano davanti alle telecamere. La cornice: una parata militare e un’accoglienza in grande stile, quasi a rilegittimare Putin dopo anni di isolamento internazionale. L’ufficialità recitava “vertice per la pace in Ucraina”. La realtà, a guardare composizione delle delegazioni e contenuti mancanti, appare molto diversa.
La messinscena e il vuoto sull’Ucraina
Se davvero lo scopo fosse stato l’Ucraina, ci sarebbe stato almeno un comunicato con obiettivi minimi condivisi: tregua, corridoi umanitari, roadmap. Nulla di tutto questo è arrivato.
Al contrario, il vertice si è chiuso senza alcun documento concreto sul conflitto. È il segnale che il tema era un pretesto, non la sostanza.
- Delegazioni anomale: non diplomatici, ma uomini d’affari
- La chiave sta nel formato delle delegazioni.
- USA: Trump non ha portato soltanto il Segretario di Stato Marco Rubio, ma anche figure come Steve Witkoff, magnate immobiliare e consigliere informale, o Howard Lutnick (finanza), Scott Bessent (commercio). Nessuna esperienza diplomatica, ma profonde connessioni economiche.
- Russia: Putin ha schierato sì il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, ma anche Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo RDIF, insieme a tecnocrati ed emissari economici.
Axios, Reuters e Guardian hanno confermato questa scelta “ibrida”: un vertice più simile a un business forum che a un tavolo di pace.
In altre parole: non era una riunione tra stati, ma un incontro tra interessi economici e geopolitici, con imprenditori che trattavano accanto ai diplomatici.
La logica della spartizione
Nella storia, quando le superpotenze si incontrano in assenza di intermediari europei o ONU, il linguaggio sottotraccia è sempre quello delle sfere di influenza.
Così fu a Yalta nel 1945, quando Stati Uniti, URSS e Gran Bretagna ridisegnarono la mappa del dopoguerra. Così appare Anchorage 2025: non un negoziato di pace, ma la prima mossa verso un “nuovo ordine bilaterale”.
- Russia si riserva l’Eurasia e aree africane, spingendo per nuovi corridoi energetici.
- USA si ritagliano il compito di contenere la Cina e riaffermare la propria centralità in Occidente.
- Europa resta fuori. Non invitata, non consultata, ridotta a spettatore marginale mentre altri decidono del suo destino.
L’ombra della Cina e la trappola dell’economia
Il convitato di pietra era proprio Pechino. Trump e Putin hanno discusso non solo di armi e confini, ma anche di gas, LNG, finanza, investimenti. Una spartizione economica sotto forma di “cooperazione”. La presenza di imprenditori e capi di fondi sovrani lo dimostra.
Non una diplomazia tecnica, ma un tavolo di contrattazione strategica che potrebbe segnare l’inizio di un asse Mosca-Washington, con il grande obiettivo di contenere la Cina e ridefinire il mondo a due poli.
Perché è una farsa pericolosa
La narrativa ufficiale parla di apertura diplomatica. Ma quando i capi di stato invitano imprenditori invece di ambasciatori, il messaggio è chiaro: si stanno spartendo risorse, mercati e zone d’influenza. L’Ucraina è stata solo la foglia di fico per coprire un progetto di egemonia globale bilaterale.
L’Europa, silente e irrilevante, si ritrova esclusa. E noi, cittadini europei, rischiamo di svegliarci in un mondo ridisegnato senza di noi.
