In un contesto in cui la solidarietà verso la Palestina spesso si riduce a gesti formali e rituali privi di sostanza, l’esperienza della Gazzella Onlus emerge come modello di impegno autentico e verificabile. L’associazione opera direttamente sul campo, offrendo assistenza medica e riabilitativa a bambini feriti nei territori palestinesi, con un’attenzione particolare alla Striscia di Gaza. La sua credibilità si fonda su dati precisi, rendicontazioni trasparenti, rapporti diretti con i donatori e sulla presenza costante di volontari che testimoniano personalmente l’effettiva destinazione degli aiuti.
Nel dibattito pubblico e istituzionale sulle possibili risposte alla crisi palestinese, due scelte rappresentano un vero segnale di sostanza e impegno: l’invito a Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, e la collaborazione diretta con l’associazione Gazzella. Albanese, con la sua documentazione rigorosa e basata su dati e prove, ha denunciato con fermezza il genocidio in corso e il regime di apartheid, individuando meccanismi, responsabilità e nomi a livello internazionale. La sua presenza offrirebbe a chiunque, e in particolare alle istituzioni locali, l’opportunità di accedere a informazioni autorevoli, rompendo con narrazioni edulcorate e silenzi compiacenti.
Affiancare questo contributo di verità con un rapporto stretto e trasparente con la Gazzella rappresenta un percorso di reale efficacia e di responsabilità concreta, capace di andare oltre la forma per incidere nella realtà delle cose. Di fronte ad un genocidio in atto, le proposte formali, come il “gemellaggio” con Gaza, devono essere messe, oggi, nella lista dei gesti comodi e ipocriti, finalizzati ad evitare accuratamente di nominare l’aggressore, di riconoscere le colpe e di condannare le violazioni del diritto internazionale. Chi promuove e sostiene questi atti offre al pubblico un conforto illusorio, un anestetico costruito non sulla convinzione, ma sulla volontà di evitare una condanna esplicita di Israele per il genocidio in corso, così come degli Stati Uniti per aver cacciato e delegittimato Francesca Albanese, una voce autorevole della tutela dei diritti internazionali. Questo tipo di iniziative, prive di un contenuto politico e operativo concreto, servono a chi le sceglie, ad alimentare il consenso senza produrre un reale cambiamento.
Un’amministrazione che voglia davvero sostenere la pace e la giustizia nella regione è chiamata a compiere scelte coraggiose:
1)farsi portavoce di verità documentate, denunciare senza esitazioni chi sta commettendo un genocidio, indicare con chiarezza i responsabili diretti e chi li sostiene;
2) instaurare collaborazioni pratiche con la realtà della “Gazzella” onlus in grado di assicurare trasparenza e azioni sul campo.
La solidarietà acquista valore solo se si denuncia apertamente e senza esitazioni chi sta commettendo un genocidio, se si indica con chiarezza chi sono i responsabili diretti e coloro che li sostengono, e se si sostiene senza compromessi chi si impegna a diffondere la verità. In assenza di questo coraggio, ogni gesto rischia di essere inutile.
L’invito a Francesca Albanese e la collaborazione diretta del Comune di Civitavecchia con l’associazione Gazzella sono due scelte che valgono.
